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domenica 21 gennaio 2018

Orecchiette anti influenza!



Questa settimana la temuta influenza ha colpito anche me e mi ha costretta a letto con la febbre alta..ma the show must go on e quindi come ogni domenica ho cucinato per voi..ho preparato delle orecchiette usando degli ingredienti ricchi di potassio, calcio, magnesio, fosforo e vitamina C.: il broccolo romano, lo zenzero, l'aglio e la curcuma..e Janis Joplin mi ha fatto compagnia!

Ingredienti:

  • 1 broccolo Romano da circa 1 kg
  • 200 g orecchiette
  • 1 Cucchiaio di curcuma
  • 4 spicchi d'aglio
  • Un pezzo di zenzero (circa mezzo pollice)
  • olio extra vergine d’oliva bio
  • sale e pepe

Janis Joplin ha iniziato a registrare Pearl il 5 settembre 1970. All'inizio di ottobre l'album era quasi completo. Tre giorni dopo era morta all'età di 27 anni. Fu durante la registrazione di questo album che ricadde nella dipendenza da eroina, un'azione che alla fine portò alla tragica overdose in una stanza di motel di Los Angeles. Fu anche l'album che avrebbe concesso a Janis il riconoscimento come artista indipendente che aveva disperatamente desiderato da quando aveva lasciato il Big Brother And The Holding Company nel 1968. Janis Joplin ha assunto la sua band per questa uscita e per accompagnarla nei tour: la Full Tilt Boogie Band, assemblata dal chitarrista John Till, comprendeva anche il pianista Richard Bell, il bassista Brad Campbell, il suonatore di organi Ken Pearson e il batterista Clark Pierson. L'altra importante aggiunta in studio è stata il produttore Paul Rothchild di The Doors. Ha dimostrato di essere un partner perfetto per Janis aiutandola a radunare il suo sforzo più maturo e personale.  Pearl è stato progettato come una vetrina per la sua voce potente, abbattendo gli arrangiamenti che spesso avevano precedentemente ingombrato la sua musica o minacciato di affogarla. Grazie anche a un insieme più coerente di canzoni, i risultati sono magnifici : janis ha spazio per respirare, la sua nota distintiva trasmette una passione dolorosa e disperata su rocker funky, blues, ballate sia drammatiche che teneri, in cui l' amore e il piacere devono essere afferrati ogni volta che si offrono, sebbene siano solo preludi al dolore che sicuramente seguirà. Move Over", "Cry Baby", "A Woman Left Lonely" e "Half Moon" la trovano fare il tipo di musica che le piaceva davvero in quel momento.  Poi arriva la sua canzone d'autore , il numero uno postumo  "Me and Bobby McGee",una cover di una canzone scritta da Kris Kristofferson, con cui Joplin era stata coinvolta sentimentalmente per un breve periodo. Si ritiene che Kristofferson non sapesse nemmeno che Joplin avesse registrato il brano fino alla sua morte, ma non ci è voluto molto perché il resto del mondo se ne rendesse conto. L'incompiuto e struggente "Buried Alive in the Blues" non presenta il vocale della Joplin - era programmato da registre il giorno dopo la sua morte.  Pearl era  l'alter ego di Janis, un automedicazione che usava per affrontare gli stress e le tensioni della vita. La copertina stessa mostrava Joplin come Pearl in pieno periodo hippie, con un copricapo rosa e con piume e sdraiata su una decadente poltrona con un drink in mano. Lei sembra davvero felice. Ironia della sorte, l'album creato attorno a un essere fittizio potrebbe essere la sua descrizione più personale e onesta.  La sua incompletezza rispecchia la carriera di Janis  Joplin : il potere di Pearl lascia l'ascoltatore a chiedersi cos'altro avrebbe potuto fare quella ragazza, ma pochi artisti potrebbero chiedere una dichiarazione finale migliore.






domenica 14 gennaio 2018

Pere al cioccolato in sfoglia.



Questa domenica vi propongo un dessert: delle pere cotte in un vino aromatico e avvolte nella pasta sfoglia, che nascondono un segreto: un morbido cuore di cioccolato amaro..mangiatele calde, facendovi abbracciare dalla voce del Re!

Ingredienti:

  • 2 pere non troppo mature
  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • 2 bicchieri d'acqua
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaio di cannella
  • 1 cucchiaio di chiodi di garofano
  • 2 cucchiai di miele
  • 2 bicchieri di vino rosso
  • Mezza tavoletta di cioccolato amaro
  • 1 uovo
Sbucciate le pere lasciando il picciuolo e scavatene il fondo fino ad arrivare alla metà, facendo attenzione a non romperle. Preparate il vino aromatico: mettete sul fuoco una pentola con i 2 bicchieri d'acqua, lo zucchero, la cannella, i chiodi di garofano, il miele e i due bicchieri di vino ed immergetevi le pere. Portate ad ebollizione e lasciate cuocere le pere fino a che non risultino morbide al contatto con la forchetta. Toglietele dal fuoco e lasciarele raffreddare. Riducete la mezza tavoletta di cioccolato in piccoli pezzi con un batticarne, stendente la sfoglia e con un coppapasta realizzate due cerchi. Con un coltello tagliate la pasta rimasta in strisce larghe almeno 2 cm. Accendete il forno a 180 gradi. Riempite le pere con il cioccolato, usate la sfoglia tonda per chiudere il fondo e avvolgetele con le strisce di sfoglia. Adagiatele in piedi su una lacca da forno e spennellatele con l'uovo sbattuto. Infornate per 15 min..devono diventare color caramello. Servite calde..

Song: "Trying To Get To You" Elvis Presley

12 brani per una durata di 28 minuti e 3 secondi : il big bang del ventesimo secolo. È inutile immaginare come sarebbe stato il mondo senza Presley. La sua influenza è incalcolabile e tutto è iniziato con questo album.  Siamo nel 1956  e per la RCA era giunto il momento di commercializzare correttamente il nuovo suono di un ragazzo bianco che cantava musica nera. Il manager di Elvis,  il “Colonnello Parker", strappa alla casa discografica un contratto da 35mila dollari, la somma più alta  mai stata pagata, fino a quel momento, per un singolo artista. Elvis doveva ancora avere un successo a livello nazionale eppure Steve Scholes della RCA sapeva che doveva colpire mentre il ferro era caldo e per questo motivo ha messo in campo la crema dei musicisti dell’etichetta per suonare questi pezzi:  Scotty Moore alla chitarra elettrica, Floyd Cramer e Shorty Long al piano, Chet Atkins alla chitarra acustica,  Bill Black al basso, D.J. Fontana alla batteria, Johnny Bernero alla batteria, Gordon Stocker, Ben Speer e Brock Speer ai cori e ovviamente Elvis Presley alla voce, alla chitarra acustica e al piano. La spigliata leggerezza del rockabilly dell'era della Sun ha lasciato il posto a qualcosa di più crudo e ricco, a un suono più grande e brillante. La sicurezza giocosa della voce di Elvis in questo album è sorprendente, così come singhiozza e grida su tutti i ritmi honky-tonk e boogie. Adattando spudoratamente i successi rock and roll dei suoi contemporanei che si moltiplicano rapidamente, afferra ogni canzone per il collo e ne fa la propria, aggredendo melodie e ritmi con un gusto che lascia gli originali all'ombra.Il bongo sulla lugubre Blue Moon è in realtà Elvis che batte irrequieto il ritmo sul corpo della sua chitarra. Il disonesto, atmosferico Money Honey chiude un album maturo con la sensualità di Presley. Sovraccaricato di idee  l'album è come un'istantanea sonora dell'esplosione adolescenziale degli anni Cinquanta. Le tracce sembrano alternarsi tra skiffle rock-n-roll e tenere canzoni d'amore, ed Elvis era più che capace di entrambi. Le canzoni più veloci ("Blue Suede Shoes", "Just Because", "I Gotta Woman") sono ancora divertenti da ascoltare e al diavolo con tutti quelli che dicono che suonano datati. Mentre le ballate rendevano un'intera generazione di ragazze sessualmente consapevoli in anticipo rispetto al programma che i loro genitori avevano in mente. "Elvis Presley," che ha ottenuto sia l'oro che il platino dalla sua uscita del 23 marzo 1956, presenta una delle copertine degli album più iconiche di tutti i tempi. La famosa foto è stata scattata da V.”Red” Robertson mentre Elvis e la sua band si esibivano a Tampa, in Florida, il 31 luglio 1955. Molti altri musicisti hanno creato le loro versioni di questa copertina, come l'album del 1979 di The Clash "London Calling", che presenta il titolo nelle lettere rosa e verde mentre  Paul Simonon frantuma sul palco al Palladio di New York il suo basso. Insomma , se ancora non lo avete è arrivato il momento di rimediare perchè questo è uno degli album fondamentali per ogni collezione che si rispetti!

domenica 7 gennaio 2018

Tagliatelle alla crema di carciofi e mandorle.




Quando ho tempo mi piace preparare la pasta fatta in casa, e come prima ricetta del 2018 ho pensato di farvi assaggiare queste tagliatelle alla crema di carciofi e mandorle. Ovviamente potete usare le tagliatelle già pronte ma vi invito a provare ad impastare..magari ascoltando i Pogues!

Ingredienti:

Per le tagliatelle:

  • 2 uova
  • 200 gr di farina
  • un pizzico di sale

  • Per il condimento:
  • 4 carciofi 
  • 200 gr di ricotta di capra
  • 1 porro
  • Sale e pepe
  • Granella di mandorle


Per prima cosa preparare   le tagliatelle. Unire la farina,  le uova e il pizzico di sale in una ciotola capiente e poi impastare. Una volta che l'impasto è compatto, tirarlo con la macchina per la sfoglia.Ottenuta la sfoglia lasciarla asciugare per circa 1 ora,in modo che la pasta si secchi un poco.Una volta secca,con la macchina per la sfoglia fare le tagliatelle, disporle su dei vassoi e lasciarli ancora asciugare.Pulire i carciofi, tagliarli in quattro pezzi e lessarli in una casseruola con abbondante acqua ed un pizzico di sale.Quando sono pronti scolare i carciofi e lasciarli raffreddare.Cuocere in abbondante acqua salata le tagliatelle. Rosolare il porro tagliato a fette coni i carciofi e una volta cotti unirli alla ricotta e ridurre in crema con l'aiuto del mixer. Scolare le tagliatelle e mantecare tutto insieme.Regolare di sale e pepe, decorare il piatto con una spolverata di granella di mandorle e servire ben caldo.

Song: "If I Fall From Grace With God " The Pogues


"If I Fall From Grace With God"  è ciò che a volte accade quando mischi whisky, eroina, punk rock e musica tradizionale irlandese. In questo album i Pogues si sono imbattuti nella lora opera più grande, e nel processo creativo, è nato un sottogenere musicale nuovo. Negli anni ’80 poche band, punk o altro, erano originali come i Pogues; il modo influente con cui la band combinava il ringhiante, nichilistico "etico punk" con la natura robusta e ribelle del jig and reel irlandese, era il fondamento creativo su cui band successive come Flogging Molly, Dropkick Murphys, Black 47 e Young Dubliners fondarono le loro proprie basi,  provando ad imitare la voce unica di McGawn. L'abilità poetica di Shane MacGowan non è mai più evidente che in If I Could Fall From Grace With God, dove usa i suoi ringhianti borbottii per un effetto così meraviglioso che la sua voce diventa trascendente e un aspetto importante nelle storie che racconta. In un duetto con  Kirsty MacColl su "Fairytale of New York", MacGowan ha creato una riflessione avvincente, anche se cupa, sugli effetti della droga e dell'alcool su una relazione un tempo promettente. Il monologo interiore del drogato che si siede in un serbatoio ubriaco la vigilia di Natale ricordando il suo amore perduto è doloroso e pieno di rimpianti. Questa non è sicuramente l'idea di tua madre di un canto natalizio, ma è forse la più grande canzone natalizia mai scritta, in particolare se si considera che, sebbene la stagione natalizia sia piena di zuccherosi messaggi di pace e amore , in realtà è un periodo tragico per quanto riguarda i crescenti suicidi e le turbolenze domestiche. I Pogues, da tempo ribelli politici, esprimono il loro furore e lo sgomento repubblicani irlandesi in canzoni come "Streets of Sorrow", cantate dal suonatore di liuto e banjo Terry Woods, che descrive l'Irlanda del Nord durante il periodo di The Troubles, mentre "The Birmingham Six "(cantata da MacGowan) racconta la difficile situazione di Birmingham Six e della Guildford Four, cittadini irlandesi che sono stati ingiustamente arrestati e incastrati per omicidio e terrorismo in Gran Bretagna. La canzone fu bandita dalla Independent Broadcasting Authority britannica . Altri momenti salienti di If I Should Fall From Grace With God sono "Turkish Song of the Damned", "Medley" ("The Recruiting Sergeant" / "The Rocky Road to Dublin" / "The Galway Races"), il sensazionale "South Australia" "(Un altro cantato da Terry Woods), e il singolare" Bottle of Smoke ", che è una canzone che si suona come un hard rock, data la strumentazione acustica..e poi arriva la poesia con "The Broad Majestic Shannon", "Sit Down by the Fire" e "Lullaby of London". Sfortunatamente, dopo If If Should Should Fall From Grace With God il declino della band è stato precipitosa, ma la grandezza del rock and roll non è misurata nella longevità. Poche band possono offrire più di una manciata di album stellari, bruciando vivacemente, e poi svanendo. I Pogues lo hanno fatto.

domenica 31 dicembre 2017

Insalata di capodanno.



Ultima ricetta del 2017..pronti a festeggiare il capodanno? Dopo tanti anni di feste e nottate in giro quest anno ho deciso di restare a casa con degli amici e proporre loro un menù tutto "Soulkitchen" ! Tra i piatti che cuicinerò non mancherà questa insalata molto particolare, con sapori abbastanza contrastanti ma perfetti nell'insieme..vi auguro un meraviglioso 2018, pieno di cibo e musica!

Ingredienti:

  • 1 cedro 
  • 1 avocado maturo
  • 4 pezzi di cuori di palma 
  • 150 gr di gamberi
  • 1 scalogno
  • 1 pezzo di zenzero
  • i chicchi della metà di un melagronano
  • il succo di due mandarini
  • olio evo
  • sale, pepe
Sbucciare il cedro, tagliarlo a rondelle spesse mezzo centimetro e disporlo nel piatto di portata. Pulire i gamberi e scottarli interi per qualche minuto in una padella con un pò d'olio, scalogno e zenzero tagliati molto sottili. Non devono cuocere molto, solo diventare leggermente rosati. Salate e lasciate raffreddare. Nel frattempo pulite l'avocado e tagliatelo a dadini. Sgranate il melograno e raccogliete i chicchi in una tazza. Preparate una vinagrette emulsionando il succo dei due mandarini, l'olio e il sale. Ora potete comporre il piatto: adagiate i gamberi sulle fette di cedro, cospargeteli di avocado, cuori di palma tagliati a pezzetti e chicchi di melograno, condite il tutto con la vinagrette..

Song: "Under my Thumb" The Rolling Stones



Tra Beatles e Rolling Stones non ho mai avuto dubbi: Beatles tutta la vita. Ma ci sono dei dischi degli Stones che ascolto sempre volentieri e "Aftermath" è uno di questi.
Pubblicato nel Gran Bretagna e il loro sesto album uscito in America, "Aftermath" è stato il vero   secondo album dei Rolling Stones, dopo "Out Of Our Heads" del 1965. Questo, come quello precedente, è uscito in due versioni distinte nel Regno Unito e negli Stati Uniti, una pratica comune per l'epoca. La versione inglese di Aftermath si apre con "Mother's Little Helper". La versione americana si apre con "Paint It, Black", una canzone che non appare nemmeno nella versione inglese. Non c'è modo di sbagliarsi qui; entrambe le canzoni sono ottimi modi per aprire un album. “What a drag it is getting old ", cantata in uno splendido isolamento senza alcun collegamento con il primo verso, è un'introduzione provocatoria e coinvolgente.  Detto questo, "Mother's Little Helper" è anche una grande canzone con testi favolosi e una linea di basso altrettanto forte, e fa buon uso anche del sitar. Non è una sorpresa il fatto che abbiano usato il sitar in due canzoni di rock 'n' roll allegre, in contrasto con il tipico uso pop-rock del sitar in brani più contemplativi.
Rimanendo con la versione inglese per il resto di questa recensione, "Stupid Girl" è la prossima traccia. Jagger ha ammesso che su questa canzone il suo tono è un pò più duro di quello che immaginava perché mentre la scriveva era coinvolto in una serie di cattive relazioni sentimentali con un considerevole numero di ragazze.  Penso che l'accompagnamento d'organo di Ian Stewart faccia davvero funzionare questa canzone, bilanciando la ruvidezza di Jagger con l'entusiasmo melodico e ritmico. Lo squisito abbinamento di Brian Jones al dulcimer, strumento che aveva appena imparato a suonare, e Keith Richards alla chitarra acustica annuncia "Lady Jane", una delle canzoni più atipiche nel catalogo di The Stones. E' una delicata  ballata d’amore, in cui  il cantante si sottomette ad una Lady Jane che diventa la sua padrona. Si diceva che questa canzone riguardasse la droga, con il codice "Lady Anne" per l'anfetamina e "Lady Jane" un riferimento alla marijuana (come in "Mary Jane"). In "Under My Thumb" a mio parere Mick Jagger da il suo meglio. Anche qui  Brian Jones si supera musicalmente e offre il gancio per marimba molto seducente che guida uno dei migliori sforzi musicali degli Stones. Ogni singola parte, dalla batteria di Charlie al basso fuzz di Bill Wyman alla chitarra elettrica di Keith fino al riempimento di chitarra acustica di Brian, viene suonata e arrangiata con perfezione. Lo so che le femministe avranno da ridire perché il testo non è molto lusinghiero nei confronti delle donne ma resta comunque una bellissima canzone. Sfortunatamente "Aftermath" include molto riempimento perché non tutte le canzoni hanno colpito nel segno. "Doncha Bother Me", una canzone vivace e ben organizzata che viene trascurata non solo per ciò che è accaduto prima, ma anche per quello che viene dopo. "Goin 'Home" è un jam blues di 11 minuti, notevole per la sua lunghezza, ma abbastanza banale. Altre canzoni sono un po’ più interessanti come il piano rock "Flight 505", e l'allegro, folk / bluegrass acustico "High and Dry", che ha un bel margine grazie alla voce di Jagger e all'arpa di Jones, ma contiene anche un fastidioso, immediato e distratto battito del charleston. Assolutamente assente dalla versione americana, ma fortunatamente presente nella versione inglese, gli Stones hanno l'opportunità di salvare la canzone "Out of Time" dall'orribile interpretazione di Chris Farlowe, che in qualche modo ha avuto un successo minore. Oltre alla voce esagerata, la versione di Farlowe è ingombra di archi e perde il ritmo, la versione degli Stones scorre in modo naturale e dinamico .
Segue l'impertinente e sexy rock di  "It's Not Easy", caratterizzato da ritardi vocali molto interessanti, sottofondo e grandi armonie sulla linea di chiusura del coro. E’ la volta di "I Am Waiting” , molto sottotono per una canzone dei Rolling Stone: i versi hanno un tocco folk-rock quasi spettrale nelle chitarre tintinnanti e pensierose."Take It Or Leave It" mi ricorda qualcosa tra Gene Pitney e Roy Orbison, uno stile più in sintonia con il periodo di "Out of Our Heads" . Con "Think" ritornano al loro stile inconfondibile, alla “Satisfaction”: Charlie Watts fa davvero un buon lavoro su questo pezzo. La versione inglese si chiude con l'atmosfera leggera e frizzante di "What to Do", un genere che continueranno ad esplorare con maggiore successo in "Between the Buttons and Beggars Banquet".
Afthermath , tirando le somme, resta uno dei dischi più importanti per comprendere l'importanza di Brian Jones e la crescita musicale di questa band.

domenica 24 dicembre 2017

Cibo e Vino a 33 giri!



Questa domenica non vi propongo una ricetta ma vi racconto cosa è successo giovedì 21 Dicembre al "Lavoratorio Artistico": io e Federico Faggioni Aka Jukebox Sommelier abbiamo avuto il piacere di trasmettere in diretta audio e video la puntata 0 del nostro nuovo programma radio : "Cibo e Vino a 33 giri", che andrà in onda sulle frequenze web di "Radio Rogna" http://www.lavoratorioartistico.it/ dal 24 Gennaio. E' stata una serata veramente divertente in cui il meraviglioso Simone Ricciardi, uno degli ideatori e conduttore di Radio Rogna, ci ha accompagnati nella nostra degustazione enoculivinilica. Alle note di "Parole, Parole", reintrepretata dal complesso Tadà con Filippo Timi e Serena Altavilla alla voce, abbiamo iniziato la nostra cena: l'antipasto che ho proposto è stato una tartare di avocado preparata con un bel frutto maturo,delle cipolle di tropea e dei pomodorini affettati in piccolissimi pezzi, il tutto amalgamato grazie a un filo di denso aceto balsamico e ad accompagnare Robert Plant e colleghi con D’yer Mak’er . Jukebox Sommelier ha risposto abbinando al mio antipasto un prosecco della Valdobbiadene, frizzantino come l’impatto al palato della cipolla cruda e leggermente abboccato come l’avocado e ha rilanciato musicalmente con con “fievre en la jungla” groove funk in spezia latina. Dopo tanta sensualità sonora è arrivato il primo:  dei timballini di riso venere con gamberi e zenzero. Pensando alla dea dell’amore e della bellezza Venere, che nasce dalle spume del mare così come il riso incontra il mare con i gamberi e diventa afrodisiaco grazie allo zenzero. Tra i tanti cantanti che hanno voluto rendere omaggio a questa divinità ne ho scelto uno degli anni '50, Frankie Avalon con la sua "Venus".
Per esaltare i sapori dei  timballi Jukebox Sommelier ha scelto un gewurtztraminer del Trentino
dagli aromi ricchi, concentrati, suadenti, affascinanti e potenti
e in consonanza al sapor di brillantina della mia scelta musicale ha scelto "I
 got lucky" di Elvis Presley
e mi ha invitato a ballare uno scatenato twist!

Dopo aver danzato è arrivato il momento del secondo ; un viaggio culinario tra Sicilia e Grecia, con delle morbidissime polpette di melanzane e menta da tuffare nello tzaziki. L'unico problema è stato trovare una canzone adatta a questo piatto ma quel biricchino di Jukebox Sommellier è venuto in mio aiuto con l'esilarante "Ma che bontà!" di Mina, e all’aroma mediterraneo del mio piatto ha accostato un calariversa rosso, vellutato blend di nero d’avola e merlot e insieme abbiamo ascoltato un’interessante amalgama di jazz e musica mediorientale  "Egypt Strut" di Salah Ragab. Finalmente è arrivato il momento più dolce della serata, il dessert: crema di mascarpone al sentore di caffè e cacao con amaretti e granella di nocciole… dopo averne assaggiato un cucchiaio la reazione del mio amico è stata come quella del cantante dei Troggs in  “I can’t control myself”! A tanta dolcezza Jukebox ha risposto con lo zuccherino di un moscato d’asti e la voce di Marisa Monte con la cover di "Chocolate" di Tim Maia. La   nostra cena è terminata  con le note di "The Bare Necessities" dal Libro della Giungla, nella versione di Melody Gardot e Raphael Gualazzi, e con lei il mio racconto di questa incredibile serata, ma se avete voglia di accompagnarci in altre degustazioni, io e il mio caro amico Jukebox Sommelier vi diamo appuntamento a Gennaio; da mercoledì 24 alle ore 11 e in replica il venerdì all '01.00 e il sabato alle 18.00 con  la nostra rubrica settimanale "Cibo e Vino a 33 giri,  sulle frequenze di "Radio Rogna" www.lavoratorioartistico.itbuon Natale da Soulkitchen e..w la radio!!
..e se volete ascoltare la puntata 0..cliccate qui sotto!
https://soundcloud.com/francesca-bonafortuna/cibo-e-vino-a-33-giri-puntata-0



Un ringraziamento speciale a Nunzio Carpentiero e Laura Tamberi per le magnifiche fotografie.

domenica 17 dicembre 2017

Torta speziata all'arancia.


Si sta avvicinando il natale e in questo periodo dell'anno sono le spezie a farla da padrone nella mia soulkitchen! Questa domenica vorrei farvi provare questa torta semplicissima, decorata con la ghiaccia reale,  da gustare davanti a un te caldo mentre fuori piove..aspettando il sole!

Ingredienti:

  • 3 Uova Medie
  • 150 g Zucchero
  • 200 ml di succo d'arancia
  • 300 g Farina 00
  • 1 cucchiaio Olio Di Semi
  • 1 bustina Lievito Per Dolci
  • 1 cucchiaio di Zenzero In Polvere
  • 1 cucchiaino Cannella In Polvere
  • 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano macinati

Grattugiate la scorza di due arance e spremetele ; otterrete circa 200 ml di succo. Mescolate il lievito e la farina, in una ciotola rompete le uova ed unite lo zucchero. Montate per 3 – 4 minuti con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto bello spumoso, quasi bianco.Aggiungete il succo, la scorza delle arance ed il cucchiaio di olio. Unite zenzero , chiodi di garofano macinati , cannella e aggiungete poco alla volta la farina mescolata con il lievito. Versate il composto nella tortiera ed infornate per  minuti nel ripiano centrale del forno, pre riscaldato a 180 gradi per 30 minuti. Controllate che la torta sia cotta con uno stecchino e sfornate.

 Song: "Love Street " The Doors





Dopo aver realizzato due album rivoluzionari e sconvolgenti nello spazio di un solo anno e aver terminato un tour spettacolare controverso, i Doors hanno affrontato la loro prima vera sfida: scrivere e registrare in studio nuove canzoni che avrebbero rivaleggiato con le gemme prodotte nei primi anni. L' album omonimo è un capolavoro assoluto mentre il secondo, "Strange Days", è una perla del rock psichedelico degli anni '60, il terzo, che doveva essere chiamato "Celebration of the Lizard", era pensato  su un poema di Jim Morrison che doveva occupare tutto il secondo lato dell'album. Ma ad un certo punto della registrazione  qualcuno ha avuto da ridire (gli esecutivi dello studio, produttore di album, musicisti?) E il progetto è stato demolito. La sezione veloce centrale della suite "Celebration", "Not To Touch the Earth", è stata conservata per il nuovo album e questo è stato rinominato, "Waiting for the Sun”. A causa della demolizione del pezzo "Celebration", la band ora aveva bisogno di materiale extra per completare l'album, quindi hanno salvato una canzone demo: “Hello I Love You "per aprire l'album, in cui la linea melodica principale è gestita dal sintetizzatore di Manzarek, mentre la tastiera , perfetta per completare la canzone, aggiunge un tocco psichedelico alla canzone. Nella seconda canzone," Love Street " la chitarra jazz e il pianoforte che accompagnano il tema principale donando il suono di una ninnananna al brano. E poi ci sono le "ballate pop psichedeliche", come "Summer's Almost Gone", "Wintertime Love” che non hanno quasi nulla a che fare con i modelli rock ma devono invece un notevole ispirazione dal classico  (Morrison spesso ammetteva il suo amore per Frank Sinatra e per Elvis Presley, per quanto riguarda gli stili di canto). "Unknown Soldier" è l'eredità duratura di Morrison come poeta e artista e non solo una forte canzone di protesta  contro la guerra del Vietnam, ma un rifiuto personale dei valori familiari di lui, cresciuto in una famiglia militare. Apre il lato B "Spanish Caravan"  il principale contributo di Robby Krieger all'album.Il suono dello stile di flamenco spagnolo  della chitarra non è complicato ma meravigliosamente efficace nella linea melodia piuttosto orecchiabile. “My Wild Love": una canzone cantata "a capella" (con battiti di mani e strumenti a percussione) della band. È una visione arcaica del canto indiano dei cantanti che danza attorno al fuoco notturno nel deserto. È molto diversa dalle altre , un buon esperimento fatto in studio. “We Could Be So Good Together", a mio parere la meno convoncente dell'album, è una canzone pop rock che penso possa essere stata scelta come singolo. Non prima dell'ultima canzone ci troviamo di nuovo di fronte alle inquietanti previsioni di Jim Morrison quando canta in "Yes, The River Knows" "Vado, ma ho bisogno di un po 'di tempo. Ho promesso che avrei annegato me stesso nel vino mistico”. L'album finisce con il botto, "Five to One" è la canzone più potente. A tutti gli avvertimenti delle sue legioni di seguaci di prendersela comoda, Jim grida "Nessuno esce vivo da qui!" .”Waiting for the sun” è forse uno degli album meno apprezzati dai molti fan dei Doors ma per me resta un capolavoro da ascoltare e riascoltare.

domenica 10 dicembre 2017

Le puntarelle.



Almeno una volta l'anno vado a Roma a trovare dei miei carissimi amici e se capita in inverno non può mancare la tappa a Campo de Fiori per comprare le puntarelle al mercato. Ma cosa sono queste "puntarelle"? È il cuore della cicoria, tagliato sottilissimo e fatto arricciare nell'acqua e ghiaccio. Possono essere utilizzate sia come antipasto che come contorno. La ricetta che vi propongo è quella romana, semplice e di una bontà strepitosa!

Ingredienti:

  • 800 gr di puntarelle
  • 2 cucchiai di pasta d'acciughe
  • 2 spicchi d'aglio
  • Olio extravergine d'oliva
Lavare le puntarelle e asciugarle con un canovaccio da cucina, poi tagliarle a striscioline molto sottili. Riempire una ciotola con acqua e ghiaccio e immergervi le puntarelle tagliate. Prepare la salsa: tagliare i due spicchi d'aglio a pezzi piccolissimi e metterli in una ciotola assieme alla pasta d'acciughe e l'olio, emulsionando fino a che diventi una cremina. Scolare le puntarelle e travasarle nel contenitore del condimento, amalgamando bene il tutto. 

Song: "Queen Jane Approximately" Bon Dylan




Non mi sono mai definita una fan di Bob Dylan, ma Highway 61 Revisited è uno degli album della mia collezione che metto più spesso nel piatto. Pubblicato nel 1965, è il primo album completamente elettronico di Bob Dylan; questo significa che ha abbandonato la chitarra acustica e l'armonica solista per un blues rock and roll su quasi ogni traccia. Il suo album precedente, “Bringing It All Back Home” , pubblicato l'anno prima, conteneva canzoni metà acustiche e metà elettroniche ma Highway 61 Revisited è stato il primo album completamente elettrico con cui Dylan ha portato la sua band  in tour. Molti fan odiavano questo disco. Furono oltraggiati dal fatto che Dylan pubblicasse qualcosa oltre alle sue famose ballate di protesta acustiche, e quando suonò "Like a Rolling Stone" al Newport Folk Festival nel luglio del 1965, la gente fischiò fino a quando si riuscì a malapena a sentire la musica. L'album ha ricevuto molte recensioni sgradevoli,  i fan “puristi” si sentirono tradititi da questa svolta rock del loro menestrello. “Highway 61 Revisited” era il primo vero album rock and roll di Dylan, e includeva influenze dirette da musicisti blues tradizionali piuttosto che i suoi suoni folk originali. Le influenze sono ovvie e Dylan le ha rese evidenti. Michael Bloomfield, che ha suonato nella Paul Butterfield Blues Band, ha suonato la chitarra solista nell'album, e molti dei suoi testi alludono a artisti e canzoni blues tradizionali. Iniziare un album con una canzone di sei minuti è rischioso, ma "Like a Rolling Stone" contiene abbastanza potenza e ferocia per attirare l'ascoltatore. La canzone è in parte autobiografica e probabilmente una delle migliori tracce di apertura di sempre."Tombstone Blues" accelera un avvio già elettrico. Come la canzone del titolo "Highway 61 Revisited" e "Desolation Row" emerge l'uso di Dylan di nomi famosi nelle sue canzoni per creare una parabola  senza tempo e completamente surreale. La chitarra di "Tombstone Blues" è una delle più belle di qualsiasi album di Dylan. " It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry" è una ballata blues più classica e porta l'armonica a pieno effetto;  non stravolge lo strumento e lo fa sentire come una parte organica del ritmo brioso e il piano ha una qualità quasi ragtime. "From a Buick 6" è probabilmente la canzone più debole dell'album poiché i testi non sono così selvaggi come tutto il resto, ma la musica è ancora incredibile in tutto.  "Ballad of a Thin Man": testo graffiante  che prende in giro chiunque non sia coinvolto nell'evoluzione di Dylan. Questo album è Dylan che esorcizza tutta la sua rabbia e frustrazione verso tutti quelli che non l'hanno capito o che volevano che fosse la loro scimmia ballerina, "Ballad of a Thin Man" è la chiave di volta dell'album e di quei sentimenti. Ed ecco la mia preferita  dell'album. " Queen Jane Approximately”, altrettanto severa come "Mr. Jones ", ma suona molto più amichevole a causa del tono vocale più leggero di Dylan. Sta ancora parlando di qualcuno che non è consapevole di quanto siano tutti veramente stupidi. Si ritiene che la canzone si riferisca alla cantante ed ex compagna di Dylan, Joan Baez, ma solo lui sa se è vero. È forse più corretto dire che questa canzone si applica a tutte le persone coinvolte nel movimento popolare che Dylan stava cercando di lasciare."Highway 61 Revisited", la strada che attraversa il cuore dell'America - e così fa la canzone con i suoi surreali scherzi cosmici, e ci mostra dove questa musica apparentemente semplice , il blues , può portarci."Just Like Tom Thumbs Blues" è una canzone da postumi di sbornia dalle battute iniziali che parlano di perdita a Juarez, in Messico. La canzone discute anche di come la natura distruttiva di tutte quelle cose che pensiamo di desiderare così tanto da lasciarci cambiare in peggio. "Desolation Row" è la traccia finale è un'epica di 11 minuti che riesce a mantenere l'orecchio interessato perché vuoi vedere cosa c'è intorno alla prossima curva di parole. Ha una grande chitarra acustica  che suona come se Dylan stesse cantando la canzone in una taverna poco illuminata sperduta chissà dove Se "Like A Rolling Stone" è un perfetto apripista, questo è il finale che interrompe lo show e che chiude quello che per me è il più grande album di Dylan.